Ciclismo – Presentato il Tour de France 2010: pavé, più salite, meno cronometro

E’ stata presentata a Parigi l’edizione 2010 della Grande Boucle: 3596 chilometri da Rotterdam – nell’Olanda che ospiterà anche la partenza del Giro d’Italia – a Parigi, dove la corsa si concluderà il 25 luglio.
Pochi chilometri a cronometro, tanti Pirenei e un omaggio alle classiche del pavè nel tracciato illustrato dal direttore del Tour, Christian Prudhomme. A Parigi, davanti ad Alberto Contador, Andy Schleck e Lance Armstrong, cioè il podio dell’edizione 2009, sono state svelate le 21 tappe della corsa, che nella prima parte affronterà i tradizionali passaggi delle classiche del Nord: le cotes della Liegi-Bastogne-Liegi e la foresta di Arenberg con il pavè della Parigi-Roubaix.
Sulle Alpi il primo dei tre arrivi in salita, a Morzine. In programma una sola, lunghissima crono se si esclude il prologo di 8 km del 3 luglio. Poi i Pirenei, che saranno decisivi con quattro frazioni, nel centenario delle prime scalate, e uno storico arrivo in salita sul Tourmalet, alla diciassettesima tappa. Al penultimo giorno la prova individuale di 51 km da Bordeaux a Pauillac, cui seguirà il classico finale sui Campi Elisi. Non ci saranno abbuoni per la classifica generale legati ai successi e ai piazzamenti di tappa.
Tra i più attesi alla presentazione c’era Lance Armstrong, che dopo il terzo posto del 2009 rilancia la corsa all’ottava maglia gialla. “Voglio vincere ma avrò bisogno del sostegno della squadra sin dall’inizio. Il Tour 2010 sará duro sin dalla prima settimana”. Nel 2010 l’americano sarà alla guida della Radio Shack, la sua nuova squadra.

Ciclismo – Sospetti di doping sul Team Astana all’ultimo Tour de France

Alla vigilia della presentazione del Tour de France 2010, ancora si continua a parlare di quello passato. Il Team Astana, squadra dominatrice della Grande Boucle con il primo posto di e il terzo di Lance Armstrong, è oggetto di un’indagine preliminare avviata dalla magistratura transalpina per sospetti legati a materiale farmaceutico.
Lo riferisce l’edizione online del quotidiano sportivo francese L’Equipe.
Secondo il quotidiano, vicino all’organizzazione del Tour e da sempre in prima linea nelle questioni legate ai farmaci nello sport, le indagini sul conto del team kazako sono scattate in seguito “alla scoperta di numerose siringhe sospette in un contenitore dato dagli organizzatori a tutte le squadre per raccogliere i rifiuti medicinali”.
Il Tour de France è gestito dalla Aso, società di proprietà dello stesso gruppo che controlla L’Equipe.

Tour de France: Garate domina il Ventoux, Contador la Grand Boucle

Il temuto Mont Ventoux ha confermato Alberto Contador dalla vetta del Tour de France. Andy Schleck, che all’inizio della tappa aveva 4’11″ di ritardo dallo spagnolo, ci ha provato, nella lunga salita finale sul cosiddetto Monte Calvo (21 km al 7,6% di pendenza media), a staccare Contador, ma ogni tentativo di attacco è risultato vano.
Centosessantasette km, da Montelimar alla vetta del Mont Ventoux, cinque gran premi della montagna. Ma tutto si è deciso come era immaginabile nella scalata finale. La salita comincia con un duo in fuga: lo spagnolo Juan Manuel Garate (Rabobank) e il tedesco Tony Martin (Team Columbia), che nei primi km di ascesa si staccano dal gruppetto di 15 corridori che si trovavano in avanscoperta. Nel gruppo dei migliori, che ha 4’05″ di ritardo, Andy Schleck inizia il suo show: alla fine della salita saranno sette i tentativi di attacco del lussemburghese, tutti tappati dalla maglia gialla, ben coadiuvata da Lance Armstrong.
A 5 km dal traguardo il duo di testa ha ancora 1’35″ da gestire, quando dal gruppetto dei migliori si sgancia Franco Pellizotti, alla ricerca di una prestigiosa vittoria di tappa per celebrare la conquista della maglia pois, ma dopo pochi km l’italiano viene agguantato dal gruppoAlberto Contador dei migliori.
Nel paesaggio lunare vicino alla cima, a 1,3 km dalla vetta, quando la pendenza aumenta al 10% e il vento soffia contro, Andy Schleck ci prova per l’ottava volta, ma è uno splendido Armstrong a stoppare il lussemburghese, portandosi dietro Contador. Negli ultimi metri Garate piazza l’allungo decisivo e vince la tappa, precedendo Tony Martin. Schleck e Contador arrivano a 38″, Armstrong a 41″, Pellizotti a 56″.
Domani ultima tappa, da Montereau-Fault-Yonne a Parigi, tappa per velocisti, passerella finale di 184 km.

Tour de France: il pokerissimo di Cavendish

Mark Cavendish cala il pokerissimo. Quella arrivata ad Aubenas, la quinta di questa Grande Boucle, la diciottesima stagionale e la cinquantesima nella fresca carriera. Vittoria dura, difficile. Cavendish supera Thor Hushovd, ma al norvegese resta la consolazione di affrontare la sfida finale di Parigi con la ricercatissima maglia verde di leader a punti.
Circa la gialla, ovviamente nessun problema per Alberto Contador, in attesa dello spettacolare arrivo sul Mont Ventoux. Armstrong, determinato a difendere il suo podio dall’attacco di Franck Schleck e Bradley Wiggins, ha già fatto sapere che sarà battaglia. La curiosità è tutta nella tenuta del texano, forte ma ovviamente non più quello di una volta, e soprattutto nella coesione dell’Astana.
Franco Pellizotti la sua maglia a pois l’ha conquistata matematicamente con due giorni di anticipo, ed ora potrà concentrarsi senza pressione psicologica sul suo sogno impossibile: vincere sul Mont Ventoux.
A proposito di maglie, nella terz’ultima frazione del Tour, si è finalmente vista in testa quella iridata di Alessandro Ballan. Il campione del mondo fa lavorare la squadra per cucire il margine da un drappello di attaccanti, poi ripaga i compagni con uno scatto di buon livello. Accade sull’ultima salita di giornata, il Col de l’Escrinet (14 km dalle morbide pendenze). Ballan, dopo aver scollinato davanti ed affrontato la conseguente discesa, non si sottrae alla beffa dell’aggancio all’ultimo km. Lo fregano due circostanze. Avere un solo collaboratore nell’azione (il francese Lefevre), e trovarlo inoltre al lumicino delle energie. “Tutti si lamentavano di non avere ancora visto la maglia iridata all’attacco – spiega Ballan -, ed ho cercato di lasciare il segno. Il mio Tour negativo? Non direi, visto che ci sono arrivato con 25 giorni di preparazione e 10 gare. L’obbiettivo era di arrivare a Parigi e a questo punto spero di riuscirci”.
Fino all’azione di Ballan, la tappa era vissuta su una azione di uomini fuori di classifica ma di prestigio. Un drappello di attaccanti con gente come Evans, Popovich, LL Sanchez, Bennati, Millar, Roche, Chavanel. La fuga è lunga, in tutto 130 km, ma il vantaggio non prende mai dimensioni definitive. Dopo l’aggancio e l’acuto di Ballan, la volata finale. Oltre al Team Columbia, molto attiva la Rabobank per Oscar Freire, con Menchov – lontani i fasti del Giro – a fare da onesto gregario. Oscarito però rovina tutto, saltando una rotonda in vece che girarci intorno. Non sbaglia invece Cavendish: l’azione della squadra è quella di sempre, ed il suo spunto non tradisce.

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Tour de France: Contador tiene tutti a bada nella tappa delle tre nazioni

Si sale sul tetto del Tour (il Gran San Bernardo), doppiandolo poi con il Piccolo San Bernardo, maAlberto Contador tiene alla grande.
Il vincitore di Bourg Saint Maurice è Mikel Astarloza. Classico regolarista, in carriera si era segnalato soprattutto per qualche piazzamento nelle corse a tappe: unica vittoria, la classifica finale ad un Tour Down Under. Il basco entra nella fuga di giornata, poi si aggancia al drappello, ormai scrematissimo, che si gioca la tappa. In caso di sprint (con lui van den Broeck, Pellizotti e Moinard), il basco potrebbe vincere solo sparando ai compagni di fuga, ed allora adotta la tattica più antica. Da dietro rientra un altro quartetto (pericoloso, ci sono Roche e Fedrigo), i compagni si guardano, lui parte come un treno ai 3 km dall’arrivo e non si fa più prendere.
Franco Pellizotti sul Gran San Bernardo svetta in testa guadagnando punti preziosi per la classifica della montagna. Il compagno di azione è Karpets, la gestione tattica oculata. Nella discesa il veneto riprende fiato, poi sul secondo GPM riparte e ipoteca la prestigiosa maglia a pois. Tanto dispendio energetico che nelle fase topiche, come già accaduto in due frazioni precedenti, gli costa la vittoria. ”Ammetto di essere un po’ deluso. Provo sempre a vincere, ma per un motivo o per l’altro la tappa mi sfugge sempre. Sono stanco, ma lo sono anche gli altri, domani è un altro giorno e ci riprovo”.
A proposito della tappa che segue, Alberto Contador l’ha definita quella ”più difficile da controllare. Bisognerà stare attenti alla salita, al vento, alle fughe”. Da come si comporta, la maglia gialla resta una spanna e mezzo superiore agli altri, ma il terzo protagonista di giornata è il grande rivale, Lance Armstrong. Il suo Tour rischia di naufragare su una accelerazione di Andy Schleck: tra gli altri, tengono Contador, l’ottimo Nibali (ora sesto nella generale al posto di Nocentini), il sorprendente ex pistard Wiggins. Lance è dietro, il podio si allontana, poi l’incanto. Senza gregari, il texano ritrova l’antico smalto, piazza una rasoiata delle sue, quelle dalla frequenza impossibile di pedalate, salva la sua Grande Boucle riportandosi sugli uomini di classifica. Esce di scena invece Cadel Evans.

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Tour de France: Contador impone la sua legge

Ad Arcalis aveva dato la prima stoccata. A Verbier, nel primo arrivo serio di un Tour piatto, ipoteca il successo finale. Alberto Contador piazza uno scatto impressionante a 6 km dall’arrivo di una salita neanche insidiosissima. Subito il vuoto, poi un crescendo inesorabile che porta in dote tappa e maglia gialla. La molla senza rimpianti Rinaldo Nocentini: otto giorni in giallo, il Tour personale dell’azzurro è già vinto.
L’Italia del ciclismo cambia dunque alfiere, e guarda con fiducia a Vincenzo Nibali. Il messinese supera la prova di maturità, non tanto per lo splendido terzo posto, quando per la condotta di gara perfetta. La Liquigas lavora bene, lui si fa trovare pronto con il fisico e con la testa: la sua classifica dice settimo posto, con questa condizione è lecito sperare anche in qualcosa di meglio. Largo ai giovani dunque. Contador è hors categorie (lui che ha già vinto Giro, Tour e Vuelta), ma anche Andy Alberto Contador è in crescita. Definire il lussemburghese sconfitto, per un secondo posto dietro chi fa il fenomeno, appare una forzatura. Diciamo che Schleck avrebbe fatto meglio ad evitare certe punzecchiature verbali verso il nuovo leader, oggettivamente una spanna superiore.
Lance Armstrong perde circa un minuto e mezzo da Contador, resta però secondo in classifica e potrebbe strappare il podio a Parigi, non male per un vecchiaccio arrugginito a 4 anni di stop. Il buon Lance fa quel che può: mette pressione a Contador, trova la squadra al suo fianco nel momento più difficile (Kloeden di fatto gli salva il Tour). Il problema per il texano, è che questo Contador non necessita di squadra: vola in salita, eccelle a cronometro, insomma il Tour lo può perdere solo se – cosa peraltro accaduta – si distrae in sonnolente, magari ventose, tappe di pianura.
Il film della tappa si divide in due parti. Nella prima, lunga ma meno avvincente, Franco Pellizotti guadagna punti importanti nella corsa alla maglia a pois, quindi va via un drappello di una certa qualità. Ne fanno parte quattro atleti che hanno già vinto al Tour come Cancellara, Fedrigo, Flecha e Moncoutiè: insieme a loro Hesjedal, Van Den Broeck, Astarloza, Gutierrez, Moinard e Spilak. Proprio di quest’ultimo piace sottolineare la tenacia. Nella frazione di due giorni prima a Colmar, finisce con le gambe incrociate dallo sforzo, a trequarti d’ora dal vincitore Haussler. In territorio svizzero è l’ultimo degli attaccanti a cedere al ritorno dei big.
Appena inizia l’erta finale, la Saxo Bank piazza una tirata impressionante che screma il gruppo a pochi elementi. Preludio ad una stoccata di Andy Schleck, che invece viene anticipato da Contador. Dietro, chi più (tra questi Wiggins, cronoman più leggero è ora molto forte in salita), chi meno, tentano tutti di salvarsi e perdere meno possibile dal nuovo re, che dopo il trionfo parla chiaro ai suoi compagni: “Penso che le differenze ora siano abbastanza evidenti – dice la maglia gialla -. In circostanze normali, la squadra lavorerebbe per me. Non penso che ora ci saranno problemi da questo punto di vista”.

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Tour de France: Nocentini difende bene la maglia gialla

Rinaldo Nocentini nella sua prima difesa della maglia gialla tiene botta. Una fase di crisi, accusata sul col d’Agnès, sembra la classico canto del cigno del primato. Invece il toscano non si lascia andare, approfittando anche dell’andatura non forsennata dei big: rientra per poi gestire, guidato da una sapiente gestione dell’ammiraglia, la maglia dall’attacco dei fuggitivi di giornata.
“Pensavo che fosse meno complicata – spiega Nocentini -, siamo partiti forte ed arrivati forte. Con Efimkin in fuga (il capitano della sua squadra, la AG2R, ndr) ci siamo risparmiati un po’ di lavoro, entrando in azione nel finale, quando l’Astana non tirava più e la maglia gialla era in pericolo”.
L’uomo che più di tutti poteva prendersela, è quello che ha vinto, lo spagnolo Luis Leon Sanchez. Stringendo il campo ai reali favoriti per la vittoria finale,Il vincitore di tappa Leon Sanchez la seconda sui Pirenei lascia segnali soprattutto sul piano delle intenzioni. Ci sono 3 GPM, un paio indisiosi. Cadel Evans, torturato dalla sensazione – concreta – di di non vincere il Tour, prova a far saltare il banco nelle fasi iniziali, ma i cavalieri dell’Astana non gli danno spazio. Discorso identico sulle terza salita di giornata, il Col d’Agnès, quando a provare è Andy Schleck: il lussemburghese ha un bel colpo di pedale, ma Contador gli si incolla alla ruota, seguito da Armstrong. A proposito del texano e di Contador, prosegue la vita dei separati in casa, anche se per ora il manager Bryuneel, conscio della netta superiorità della sua squadra, fa quadrare ampiamente il bilancio.
Apprezzabile la prontezza con la quale Nibali resta con Armstrong e compagnia tenendo il decimo posto in classifica: “Non mi accontento – spiega il messinese – voglio guadagnare posizioni. Quando il ritmo è salito ho replicato bene, ho sentito una buona condizione”. Soffermiano i cenni di cronaca su una fuga di nove uomini: ci sono vecchi marpioni come Cancellara e Hincapie, ma nel momento decisivo restano in quattro. Sanchez, Astarloza, Efimkin e Casar.
Il margine di vantaggio dei quattro spaventa Nocentini, anche dopo che il superamento della crisi da parte del toscano. Il meglio piazzato è Sanchez, ma in fuga c’è anche Wladimir Efimkin (leader della AG2R della maglia gialla). Ordine tassativi ad Efimkin di non tirare un metro per conservare la gialla, provare inoltre a vincere la tappa.
Il russo non fa una piega, si mette a ruota, poi piazza una stoccata micidiale a 4 km dall’arrivo. In situazioni di questo genere, chi parte così ha buone chance di farcela. Stavolta però dietro non accettano la furbata, ci mettono pochi secondi ad organizzarsi, un po’ di più a riprendere l’attaccante. Ai 300 metri l’aggancio: Sanchez fa il numero, portandosi dietro Casar. Il francese lo passa, sembra farcela, ma proprio negli ultimi metri lo spagnolo trova un residuo di energie e coglie una meritata vittoria.
Ordine d’arrivo
1. Luis Leon Sanchez (SPA/GCE) 176,5 km in 4h31:50.
(media: 38,958 km/h)
2. Sandy Casar (FRA/FDJ) st
3. Mikel Astarloza (SPA/EUS)
4. Vladimir Efimkin (RUS/ALM)
5. José Joaquin Rojas (SPA/GCE) a 1:54.

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Tour de France: Voeckler beffa il gruppo

Il ritorno di Thomas Voeckler. Cancellara resta in giallo. Sono queste le due principali notizie della quinta tappa del Tour de France
A Perpignan, dopo una fuga interminabile, vince il francese, che fu maglia gialla nel 2004. Il gruppo paga l’eccessivo immobilismo tra i -25 e i -10 km al traguardo, cedendo la vittoria di tappa al coraggioso Voeckler. Il francese della Bbox Bouygues Telecom stacca i compagni d’avventura a 5 km. dal traguardo e si presenta solo e incredulo sul traguardo di Perpignan. Mastica amaro il favoritissimo Cavendish, solo terzo all’arrivo.
Come detto non cambia nulla nella classifica generale con Cancellara che mantiene la prestigiosa maglia gialla seguito da presso dai due leader dell’Astana: Armstrong e Contador.

Tour de France: Cavendish e Armstrong i protagonisti della 3ª tappa

Vince Lance Armstrong, che si dimostra dominatore incontrastato delle volate, ma la terza frazione del Tour verrà ricordata come quella dell’incidente diplomatico in casa Astana, come il giorno dell’attacco di Lance Armstrong ad Alberto Contador. Una offensiva da consumato stratega, abilmente mascherata da sembrare caso fortuito, sferrata con astuzia e la complicità del vento, costante, trasversale ed insidioso. Ventaglio inevitabile, ed a 30 km dal traguardo, su una tremenda accelerazione del Team Columbia di Cavendish, il fattaccio, la sonnolenza di una frazione di trasferimento che diventa adrenalina..
Gruppo spaccato, la vecchia volpe Armstrong non si fa sorprendere (con lui la maglia gialla Cancellara, sempre leader) e rimane davanti con i fidi Zubeldia e Popovich. Contador è dietro, aria di rottura. Il buon Lance sembra starsene tranquillo, lascia il timone ad altri, poi il gesto che, a metà tra l’agonismo e il pettegolezzo, tutti sperano: arriva l’ordine ai suoi di tirare.
Il resto lo fanno il Team Columbia, davanti al gran completo (gente come Rogers vuole guadagnare anche per la classifica), e la Skil Shimano.
Contador non replica, ed anche per questo si becca 40” di passivo, tradotti in classifica diventano 19 dal rivale texano. Lavorano Liquigas (per Bennati) e Garmin (pro-Farrar). Anche Evans, che teme Armstrong, mette la Silence davanti, ma è tutto inutile. Volata ristretta, combattuta tra Cavendish e un cliente tradizionalmente ‘bruttò in queste circostanze come il norvegese Hushovd. Incertezza solo sulla carta: il fatto che Cavendish arrivi mimando una telefonata, la dice lunga sul reale esito.
Per la cronaca va registrata una fuga di quattro uomini. Drappello con lo spagnolo Ruben Perez (Euskaltel), i francesi Samuel Dumoulin (Cofidis) e Maxime Bouet (Agritubel), l’olandese Koen de Kort (Skil-Shimano).

Tour de France: Cancellara prima maglia gialla a Montecarlo

Fabian Cancellara, che rispetta i favori del pronostico dominando la cronometro d’apertura di Montecarlo e conquistando la prima maglia gialla del Tour. Non una novità per l’elvetico, che già a Liegi nel 2004 e a Londra due anni or sono, aveva sfruttato le doti da straordinario cronoman per vestire di giallo. Cancellara a parte però, i primi 15 km abbondanti della Grande Boucle forniscono già indicazioni importanti sullo stato di forma dei pretendenti alla vittoria finale.
Contador (primo nel 2007, assente per colpe non sue lo scorso anno), dimostra ancora una volta tutta la sua classe, giungendo secondo in una crono condotta da leader nella prima metà. Circa il vecchio Lance, appare sempre più criptico nelle sue espressioni. Parla di stato di forma simile a quello del 2005, poi mostra prudenza dopo aver chiuso la prova a 22” da Contador e 40 da Cancellara (“Non mi aspettavo di prendere la maglia, ma sono contento di essere rimasto vicino a degli specialisti”). Come al solito la verità la dice la strada: Armstrong tutto sommato se l’è cavata più che dignitosamente, la sensazione è che il suo non sarà un ruolo da comparsa.
Cadel Evans, nonostante un problema al cambio in partenza, tiene complessivamente il ritmo di Contador. Andy Schleck invece, potrebbe essere consegnato al ruolo di eterna promessa se non riuscirà a migliorare a cronometro: a Monaco, per il più giovane dei fratelli lussemburghesi, tempo troppo alto. Quarantatrè secondi da Contador in così pochi km sono parecchi. La grande delusione: Sastre è andato abbastanza piano, ma lui con il cronometro ci litiga, quindi il ruolo di più deludente lo assegniamo a Denis Menchov. Il russo non ha più corso dal Giro d’Italia e si vede: completamente fuori ritmo, oltre un minuto il ritardo da Contador.

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