Calcio . Champions: la Juventus batte il Maccabi Haifa ma ringrazia Buffon
La Juventus cambia e vince: è probabile che tra le due azioni ci sia un rapporto di causa/effetto, però il successo sul
ha mascherato i problemi senza tuttavia risolverli. “Per essere la prima volta che giocavamo in questo modo, siamo andati abbastanza bene”, ha osservato Ferrara: è giusto così, non esiste modulo che abbia l’effetto magico di trasformare una squadra in una notte. “Voglio essere sincero: non possiamo giudicare il 4-2-3-1 da una partita sola, però abbiamo lavorato meglio sugli esterni, in particolare sulla sinistra con Grosso e Giovinco. Adesso vedremo se insistere con questo sistema oppure no”.
Dunque i dubbi restano, e d’altronde contro il Maccabi la Juventus ha migliorato soltanto alcuni dei suoi difetti, mentre altri sono rimasti chiari, fissi, lampanti. “C’è ancora molto da fare, il fatto che il migliore in campo sia di nuovo stato Buffon è significativo”, ha detto Trezeguet: non si può dire che la sua sintesi non sia stata efficace.
Il nuovo sistema di gioco ha giovato principalmente a Melo (che per altro si è di nuovo infortunato alla caviglia sinistra), sgravato da responsabolità di copertura (compito che svolge distrattamente, perché non ha il senso del piazzamento) e di impostazione (fase in cui lo penalizza la superficialità con cui gestisce il pallone) e dunque più utile perché meno centrale nel gioco. E poi ha funzionato il trio delle mezze punte: alla Juve mancava un po’ di brillantezza e qualche cambio di ritmo, che Camoranesi (pur molto impreciso) e Giovinco hanno assicurato, mentre Diego, avvicinato alla porta, è entrato più spesso nel vivo della manovra.
“E’ la posizione ideale per me”, ha esultato il brasiliano. Ma la stessa cosa l’aveva detta del 4-3-1-2: o è molto diplomatico, o ha le idee piuttosto confuse. In generale, la Juve ha giocato più spesso palla a terra confezionando triangolazioni strette che prima non aveva neanche immaginato. E la manovra si è sviluppata con maggiore coralità. D’altro canto, però, a livello di equilibrio non è cambiato moltissimo, se è vero che al Maccabi è stato spalancato il contropiede dal primo al novantesismo, sullo zero a zero come sull’uno a zero, e addirittura con uomo in più.
Ferrara si è arrabbiato: “Una grande squadra deve avere la personalità per gestire il risultato e non rischiare di prendere un gol a quella maniera all’ultimo minuto”, ma alla fine della fiera la coperta resta sempre corta e la squadra costruita in estate, e con investimenti pesantissimi, largamente imperfetta. La Juve viene tenuta a galla dal carattere e da Buffon, e in ogni caso i suoi progressi andranno verificati da avversari più impegnativi del Maccabi, squadra tecnica e rapida ma anche leggera e ingenua.
Non sarà Siena il test decisivo, ma le partite che verranno dopo: nel prossimo mese i bianconeri capiranno molto del loro destino e, soprattutto, fin dove potranno spingersi prima che pesi la tara dei difetti endemici di questa squadra.

