Ciclismo – Al Gran Piemonte Gilbert cala il tris

in una settimana ha vinto tre gare su tre. Tutte quelle a cui ha partecipato. Per di più successi in fotocopia: prima alla Coppa Sabatini, poi alla Parigi-Tours e oggi al Gran Piemonte, la classica della Gazzetta giunta alla 95a edizione.
Il belga della Silence-Lotto, compagno di squadra dell’iridato Cadel Evans, è l’uomo più in forma del momento. Al punto da affermare: “Sono nella condizione migliore di tutta la mia vita”. Si è visto oggi sullo strappo di Fossano, trampolino di lancio di una corsa che ha vissuto per la sua interezza sulla lunga fuga da lontano di Donati, che è uscito dal gruppo dopo 27 km (su 184) ed ha avuto un vantaggio massimo di 10’10″, prima di essere raggiunto dal contrattaccante Kvachuk.
Poi i due sono stati inghiottiti dal gruppo a una ventina di chilometri dal traguardo di Fossano, c’è stata un timido tentativo di Stangelj e Marzoli, finché a 2 km dal traguardo si è scatenato Gilbert, che è partito con uno scatto micidiale. In cima allo strappo sono rientrati solo lo spagnolo Daniel Moreno (Caisse d’Epargne) e l’italiano Francesco Gavazzi (Lampre), che poi si sono andati a giocare la volata con Gilbert: senza storia, come era capitato domenica alla Parigi-Tours quando il vallone aveva fulminato sua maestà Boonen.
Primo Gilbert, secondo Moreno e terzo Gavazzi, all’ennesimo piazzamento di una stagione in ascesa.

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Ciclismo – Al brasiliano Fischer il Giro di Romagna

Murilo Antonio Fischer, brasiliano con casa a Treviso, ha vinto l’84° Giro di Romagna. Sei gran premi della montagna, di cui uno duro, da Giro d’Italia, il Monte Casale, e volatona generale, 63 insieme e 5 rialzati.
Fischer ha “sambato” alla grande: “Sono partito lungo, ai 300 metri, perché la mia volata è in progressione. C’era anche il vento contrario. Mi sono detto che, se mi avessero rimontato, pazienza”. Non ce l’hanno fatta. Non ce l’ha fatta Francesco Gavazzi, che aveva battezzato la ruota giusta, quella di Fischer, ma che non è riuscito a saltarlo: terzo. Non ce l’ha fatta Enrico Rossi, rimasto al vento troppo presto, ai 250 metri, che ha rimontato Gavazzi ma non Fischer e gli è rimasto a mezza bici: secondo. Non c’è riuscito Francesco Ginanni, che il suo team manager Gianni Savio aveva profetizzato vincitore “in tempi non sospetti”, cioè a una decina di chilometri dal traguardo: quarto. Non ce l’ha fatta Daniele Colli, che pure è il più velocista di tutti: quinto. E non ce l’ha fatta l’azzurrabile Giovanni Visconti, danneggiato da Ginanni: sesto.
Pronti-via, fuga a quattro con Damiano Caruso, il gallese Thomas, il russo Serov e lo svizzero Ackermann, tenuti a un massimo di 5 minuti dal gruppo. Poi è la Lampre-Ngc a fare la selezione, con Bruseghin, Bandiera e anche Gavazzi a fare l’andatura. E anche la Diquigiovanni-Androni, con Scarponi che si dà da fare. Quindi fuga a tre con Manuele Mori, ancora Caruso e lo sloveno Stangelj. Caruso riceve l’ordine di non tirare e la fuga muore. Gli ultimi 10 chilometri sono un’eterna rincorsa verso lo sprint di Fischer.
Ecco il vincitore: “E’ dal Giro di Polonia 2007 che non vincevo più. ma è normale. Alla Liquigas-Doimo ho sempre lavorato per gli altri, chiedete pure a Pippo Pozzato, per le classiche del Nord e per il Tour. Quest’anno mi hanno fatto una macumba: al Giro del Qatar sono caduto, con perforazione di un polmone; alla Roubaix sono caduto e mi sono rotto il ginocchio; al Delfinato sono caduto e mi sono fratturato lo scafoide. Risultato: niente Tour e niente rinnovo del contratto. Oggi ho potuto fare la mia corsa e ho vinto”.
Lo aspettano la Parigi-Bruxelles, il Gp di Fourmies, Gp Industria e commercio di Prato, il Mondiale e il Cimurri. “Al Mondiale saremo tre brasiliani: io, Fiorilli, che corre in Colombia, e Magno, un giovane che fa attività in Brasile”.