C’è la quarta candidata italiana alle Olimpiadi del 2020: è Bari. Arriva dopo – in ordine di annuncio – Venezia, Roma e Palermo. E sono passati solo undici giorni da quando, il 2 ottobre, il Cio ha scelto una città extraeuropea per i Giochi del 2016: Rio de Janeiro.
Le anticipazioni del sindaco Michele Emiliano vengono ora confermate ufficialmente dall’assessore allo Sport, Elio Sannicandro: “Bari si candida, è partito il lavoro istituzionale. Vogliamo aprire una discussione al Coni sulle modalità di assegnazione delle candidature olimpiche, vogliamo offrire una possibilità economica al Sud e un’alternativa eco-sostenibile a un evento che spesso consuma risorse e territorio”.
Elio Sannicandro, già presidente del Coni regionale, un’esperienza costruita su cinque Olimpiadi precedenti, indica come riferimento l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo del 1997, di cui fu responsabile tecnico: “In quell’occasione non furono sprecati soldi né costruiti impianti inutili. Vorremmo seguire le orme di Barcellona ’59 e Atene ’91, che prima organizzarono i Giochi del Mediterraneo e poi, rispettivamente nel 1992 e nel 2004, ottennero le Olimpiadi”.
Nel dossier che il Comune di Bari sta allestendo insieme alla Regione si parla dell’eredità impiantistica sportiva, appunto, del 1997: nuove realizzazioni e recupero delle preesistenti. “Oggi tutti gli impianti sono in piena funzione, al contrario di quello che è successo per i mondiali di calcio del 1990, i Giochi di Torino del 2006, gli ultimi mondiali di nuoto a Roma”. L’assessore è convinto della diversità di Bari: “La nostra visione è incentrata su strutture temporanee tecnologicamente avanzate e allestimenti mobili smantellabili. Vogliamo evitare impatti negativi sull’ambiente e sull’economia del dopo Giochi”.
Ma sarà il Coni, alla fine, a decidere la candidata unica dell’Italia. Mercoledì prossimo in giunta Coni si parlerà delle prospettive del 2020, ma già oggi il presidente Gianni Petrucci chiede a tutti morigeratezza negli annunci: “Per adesso si parla solo di candidatura dell’Italia, poi, quando il Coni deciderà, si parlerà della città scelta”. I fuochi artificiali nazionali sulle candidature indispongono il Comitato olimpico internazionale.