Tour de France: bella azione di Nicki Sorensen. Nocentini tiene

Pronti-via e per due ore il plotone media di 50 all’ora. Finché finalmente è andata via una fuga. E dietro la situazione si è calmata. E in questo modo Nocentini ha potuto conservare per il sesto giorno consecutivo la preziosa maglia gialla.
Gli evasi: i francesi Calzati, Pauriol e Lefevre, il danese Rinaldo Nocentini (esiste un altro Sorensen danese, Chris), il tedesco Markus Fothen (il maggiore dei due fratelli Fothen, l’altro è Thomas), lo spagnolo Martinez e Franco Pellizotti. “Non ci pensavo proprio – confida Franco -. Questa tappa la giudicavo intermedia, insomma, per altri. Ma quando ho visto che se ne andava Martinez, mi sono buttato anch’io”.
Fra Martinez e il “Pelli” c’è un conto, anzi, una classifica in sospeso: quella dei gran premi della montagna. Martinez è il leader, tant’è che si veste tutto a pois. Pellizotti non nasconde il progetto di sfilargli almeno la maglia. In palio non c’era granché, ma se poi alla fine si giocasse tutto sui punticini? E allora via, a gambe, a tutta. Alleati e avversari, complici e nemici. Strada facendo, Pellizotti raggranella 15 punti, Martinez 9, adesso in classifica Martinez guida con 88, Pellizotti insegue con 71. Davanti i sette rullano, dietro il gruppo naviga: un distacco sui 4’. “Li volevamo tenere a portata – dice Nocentini – per poterci far aiutare dalle squadre dei velocisti nella parte finale. Ma quando abbiamo capito che non ci avrebbero dato una mano, abbiamo continuato a tirare, ma senza dannarci l’anima”.
Tant’è vero che la distanza si è allungata fino a oltre 6’. A quel punto i sette si giocano la tappa. Il primo a provarci è Sorensen, scatto da manuale, dal fondo del gruppetto, ai -22. Tanti, forse troppi. Lo insegue Calzati. I due guadagnano una ventina di secondi. “Dietro, i quattro con me si sono subito rassegnati, o forse accontentati, o magari mi temevano”, si lamenta Pellizotti.
Quando il distacco viene dimezzato, Sorensen riparte, altro scatto da manuale, da dietro. Mancano 5,4 km. Calzati molla, gli altri indugiano, la tappa va. Primo il danese della corte di Riis, secondo il francese Lefevre, terzo Pellizotti. “Per questo la delusione è ancora maggiore della tappa di Tarbes, quando sono arrivato secondo dietro a Fedrigo – dice Pellizotti -. Perché la mia vittoria in volata non era scontata”. Comunque, amen. “Ho speso molto, ma sto bene. Adesso non posso più tirarmi indietro. Vorrei proprio vincere una tappa, meglio se alpina, e conquistare la maglia a pois”. Nella volata del gruppo, dominata da Cavendish, brillano Bandiera e Santambrogio.
Capitolo classifiche: il “Noce” sopra Contador e Armstrong, Mark il Cavernicolo (la traduzione è affettuosamente libera) incrementa su Hushovd. Capitolo sfighe: Furlan, dopo l’ennesima caduta di ieri, oggi non tiene le ruote e abbandona, Armstrong fora (lo aspettano Murayev, Popovych e Rast), nel finale cadono Leipheimer e Evans, ma vengono accreditati delle stesso tempo del gruppo.

Tour de France: Cavendish imbattibile nello sprint

Mark Cavendish si dimostra imbattible in volata e si aggiudica l’undicesima tappa del Tour, da Vatan a Saint Fargeau, 192 km nel cuore della Francia, senza grandi asperità (solo due GPM di quarta categoria), adatti a scatenare la fantasia dei velocisti. Rinaldo Nocentini mantiene facilmente la maglia gialla e si prepara a farlo anche domani, quando i corridori affronteranno un’altra tappa senza difficoltà altimetriche.
Coraggiosa l’iniziativa del belga Johan Van Summeren (Silence-Lotto) e del polacco Marcin Sapa (Lampre-NGC), che nei primi chilometri allungano e prendono velocemente il largo. Non sono uomini da classifica, il gruppo li lascia andare senza dannarsi l’anima. Al 71° km i due toccano il vantaggio massimo: 3’51″.
Poi le squadre dei velocisti, su tutte la Columbia-High Road di Mark Cavendish, si piazzano davanti al plotone a tirare e al 115° km il distacco della coppia Van Summeren-Sapa scende sotto i tre minuti. Ai -48 km il vantaggio cala drasticamente sotto i due minuti. La stanchezza si fa sentire nei due battistrada: ai -30 hanno 1’21″, ai -24 solo 58″, ai -20 km 47″. Van Summeren e Sapa ci provano finchè ne hanno, ma a 5 km dal traguardo vengono inevitabilmente risucchiati dal gruppo della maglia gialla. Poi cominciano i giochi per trovare un posto al sole per la volata. Ma sul traguardo non c’è storia: Mark Cavendish è il più veloce di tutti e vince la sua quarta tappa in questo Tour.
Invariata la classifica generale: Nocentini sempre in maglia gialla con 6″ su Alberto Contador e 8″ su Lance Armstrong.
A tenere banco anche oggi è stata la polemica sugli auricolari. Le proteste dei corridori durante e dopo l’esperimento di ieri hanno aperto una piccola breccia negli organizzatori del Tour, che avevano previsto di adottare il divieto di utilizzare le radio anche venerdì. “Gli organizzatori ci hanno chiesto di autorizzare gli auricolari per la tappa di venerdì – ha spiegato il presidente dell’Uci, Pat McQuaid – L’argomento sarà nel programma della nostra prossima riunione che avverrà giovedì”. Domani sapremo.
Dodicesima tappa, da Tonnerre a Vittel, 211,5 km: è ancora una frazione adatta ai velocisti o alle fughe da lontano, ci sono ben sei Gran Premi della Montagna, uno di terza categoria e ben cinque di quarta, poco più che cavalcavia.

Tour de France: tappa di sbadigli con il marchio finale di Cavendish

A Issoudun, volata regale del britannico in una giornata caratterizzata dalla protesta dei corridori contro l’organizzazione. Nocentini resta in giallo.
Dunque scatta la protesta, ed una tappa disegnata per enfatizzare la presa della Bastiglia e divertire va in archivio come uno sbadiglio infinito. Alla Grande Boucle il ritorno all’antico, alla tattica buttata giù con l’istinto senza contatti radio, non piace quasi a nessuno. E allora scatta la protesta silenziosa: viene soffocata la battaglia, con un’andatura moderata, non turistica per evitare scherzetti da parte dei “dissidenti”.
Giusto, sbagliato? Forse la verità sta nel mezzo – va considerata anche la sicurezza – ma un ciclismo non esasperato dalla tattica tutto sommato non dispiacerebbe.
Vince ancora Mark Cavendish. Splendida la volata del britannico, che rivela doti di tenuta eccezionali. Lo pilota Renshaw, ma qualcosa nel treno del Team Columbia non funziona, tanto che l’uomo dell’Isola di man resta davanti ai 250 metri dall’arrivo. Alla ruota c’è un cliente pessimo, quel Thor Hushovd pronto a stritolare chiunque con la sua potenza. Se Cavendish cala leggermente è fritto, e invece… Invece il norvegese, e con lui Farrar, non riesce nemmeno a trovarne al ruota e deve contentarsi del posto d’onore. Rinaldo Nocentini si guadagna un altro giorno in giallo, e siamo a 4. Skil Shimano, Cofidis e Française Des Jeux non hanno firmato il manifesto di protesta: Hupond, Dumoulin e Vaugrenard, loro portabandiera, se ne vanno in fuga. Trattasi però di un quartetto. L’incomodo è Ignatiev: il russo della Katusha fa l’indiano, entra nella fuga ma l’ammiraglia non ci sta e gli ordina la totale mancanza di collaborazione. Ignatiev ‘resistè a lungo, alla fine non ce la fa più è dà una mano. Radioline o meno, il computer del gruppo però funziona perfettamente, tanto che i battistrada sono ripresi vicino all’arrivo. Poi il capolavoro di Cavendish, unico squillo di un deludente 14 luglio.
Ordine d’arrivo
1. Mark Cavendish (Gbr) – Columbia 4h46’43″;
2. Thor Hushovd (Nor) – Cervelo, st;
3. Tyler Farrar (Usa) – Garmin- Slipstream, st;
4. Leonardo Duque (Col) – Cofidis, st;
5. Josè Rojas (Spa) – Caisse d’Epargne, st;

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Tour de France: a Fedrigo la tappa, a Nocentini ancora la leadership

Pierrick Fedrigo beffa all’ultimo metro Franco Pellizotti. Ma si tratta di un’impresa per entrambi. Compie infatti una impresa chi parte prima del col d’Aspin, fa in avanscoperta il col du Tourmalet e resiste settanta km al ritorno del plotonNocentini in maglia giallae, peraltro trascinato da squadre assetate di vittoria.
Pellizotti: “Non ho rimpianti – spiega il Liquigas -, Fedrigo è più veloce di me in volata. Comunque, visto che ormai non sono più in classifica, posso dedicarmi a cercare un successo di tappa e a provare a prendere la maglia a pois degli scalatori”. Terzo, a pochi secondi, Oscar Freire, il tre volte campione del mondo.
Per la gara di fatto, piazzare le tappe pirenaiche del week end con le salite nella parte iniziale e centrale del percorso, significa svuotarle di significato. Non è un caso che nessuno degli uomini di classifica abbia tentato qualcosa, a tutto vantaggio di Rinaldo Nocentini, capace di gestire con grande personalità la maglia gialla.
La frazione vive sull’attacco di un quartetto: insieme a Fedrigo e Pellizotti ci sono anche Voigt, tedesco le cui fughe impossibili gli sono valse l’intitolazione di una strada, e il colombiano Duque. Quest’ultimo è il primo a cedere, poi il Tourmalet si rivela indigesto anche per l’imponente sagoma di Voigt. Insomma, è fuga a due. Dietro si forma un drappello senza troppa fortuna: ne fa parte anche l’olandese Ten Dam, che nella lunga discesa rovina casacca e strati dermici con una brutta scivolata. Il bello del ciclismo: conciato così, pochi km dopo sarà protagonista dell’inseguimento a fianco di Freire.
A discesa finita, tre brutte notizie per Pellizotti e Fedrigo: nel gruppo maglia gialla ci sono Kirchen, Rojas e Freire. Uomini veloci, le cui squadre (Team Columbia, Caisse d’Epargne e Rabobank) iniziano a dare tirate spaventose. Tatticamente godibile l’azione della Liquigas, che rompe i cambi creando anche qualche screzi. La fuga vacilla, si piega ma non si spezza. Pellizotti interpreta bene la volata. Curva presa a tutta velocità ed uscita perfetta: Fedrigo però non si compone, tiene la ruota e piazza il sorpasso a pochi metri dal traguardo.

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Tour de France: Nocentini difende bene la maglia gialla

Rinaldo Nocentini nella sua prima difesa della maglia gialla tiene botta. Una fase di crisi, accusata sul col d’Agnès, sembra la classico canto del cigno del primato. Invece il toscano non si lascia andare, approfittando anche dell’andatura non forsennata dei big: rientra per poi gestire, guidato da una sapiente gestione dell’ammiraglia, la maglia dall’attacco dei fuggitivi di giornata.
“Pensavo che fosse meno complicata – spiega Nocentini -, siamo partiti forte ed arrivati forte. Con Efimkin in fuga (il capitano della sua squadra, la AG2R, ndr) ci siamo risparmiati un po’ di lavoro, entrando in azione nel finale, quando l’Astana non tirava più e la maglia gialla era in pericolo”.
L’uomo che più di tutti poteva prendersela, è quello che ha vinto, lo spagnolo Luis Leon Sanchez. Stringendo il campo ai reali favoriti per la vittoria finale,Il vincitore di tappa Leon Sanchez la seconda sui Pirenei lascia segnali soprattutto sul piano delle intenzioni. Ci sono 3 GPM, un paio indisiosi. Cadel Evans, torturato dalla sensazione – concreta – di di non vincere il Tour, prova a far saltare il banco nelle fasi iniziali, ma i cavalieri dell’Astana non gli danno spazio. Discorso identico sulle terza salita di giornata, il Col d’Agnès, quando a provare è Andy Schleck: il lussemburghese ha un bel colpo di pedale, ma Contador gli si incolla alla ruota, seguito da Armstrong. A proposito del texano e di Contador, prosegue la vita dei separati in casa, anche se per ora il manager Bryuneel, conscio della netta superiorità della sua squadra, fa quadrare ampiamente il bilancio.
Apprezzabile la prontezza con la quale Nibali resta con Armstrong e compagnia tenendo il decimo posto in classifica: “Non mi accontento – spiega il messinese – voglio guadagnare posizioni. Quando il ritmo è salito ho replicato bene, ho sentito una buona condizione”. Soffermiano i cenni di cronaca su una fuga di nove uomini: ci sono vecchi marpioni come Cancellara e Hincapie, ma nel momento decisivo restano in quattro. Sanchez, Astarloza, Efimkin e Casar.
Il margine di vantaggio dei quattro spaventa Nocentini, anche dopo che il superamento della crisi da parte del toscano. Il meglio piazzato è Sanchez, ma in fuga c’è anche Wladimir Efimkin (leader della AG2R della maglia gialla). Ordine tassativi ad Efimkin di non tirare un metro per conservare la gialla, provare inoltre a vincere la tappa.
Il russo non fa una piega, si mette a ruota, poi piazza una stoccata micidiale a 4 km dall’arrivo. In situazioni di questo genere, chi parte così ha buone chance di farcela. Stavolta però dietro non accettano la furbata, ci mettono pochi secondi ad organizzarsi, un po’ di più a riprendere l’attaccante. Ai 300 metri l’aggancio: Sanchez fa il numero, portandosi dietro Casar. Il francese lo passa, sembra farcela, ma proprio negli ultimi metri lo spagnolo trova un residuo di energie e coglie una meritata vittoria.
Ordine d’arrivo
1. Luis Leon Sanchez (SPA/GCE) 176,5 km in 4h31:50.
(media: 38,958 km/h)
2. Sandy Casar (FRA/FDJ) st
3. Mikel Astarloza (SPA/EUS)
4. Vladimir Efimkin (RUS/ALM)
5. José Joaquin Rojas (SPA/GCE) a 1:54.

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Tour de France: Nocentini porta l’Italia in giallo dopo nove anni

Un itliano torna in maglia gialla dopo nove anni. Ed è l’italiano che meno ti aspetti. Rinaldo Nocentini, 31 anni, aretino di Montevarchi come nascita, aretino di Alberoro come residenza, è il primo del Tour de France. Davanti ad Alberto Contador, davanti a Lance Armstrong, davanti ad altri 173 corridori, davanti a tutti.
Nocentini è decollato a 35 km dalla partenza, a 189 dall’arrivo. Con lui altri otto sfegatati: gli spagnoli Martinez e Gutierrez, i francesi Riblon (compagno di squadra di Nocentini), Pineau, Kern e Feillu (Brice, un anno meno di Romain), il tedesco Frohlinger (letteralmente significa “colui che è sereno” o “colui che dà serenità”) e il bielorusso Kuchynski. Era la tappa più lunga, 224 km, con cinque colli (nell’ordine: quarta, terza, prima, terza e fuori categoria), l’ultimo, defiscalizzato nel Principato di Andorra, con una lunghezza di 10,6 km, un dislivello del 7,1 per cento, un salto altimetrico di 751 metri. Dai centri commerciali alle piste di sci. I fuggitivi avevano anche 14’20″ di vantaggio, erosi fino a 7’ quando hanno attaccato l’ultima salita. Fra scatti e cedimenti, se n’è andato Feillu: ancora 23 anni, primo anno da professionista, primo Tour, prima tappa di montagna e prima vittoria.
Dietro, Nocentini lottava non più per la tappa, ma per la classifica. “Ero partito con l’intenzione di vivere una giornata di gloria, ma quando il nostro vantaggio ha raggiunto proporzioni impensabili, ho cominciato a sperare nel grande colpo. Il mio compagno Kern si è sacrificato per me. Questa maglia la devo anche a lui”. Intanto il gruppo dei migliori viaggiava al ritmo imposto dal treno dell’Astana. Finché a due chilometri dal traguardo è scattato Contador. In faccia ad Armstrong, suo compagno e anche suo avversario, 18″ davanti a lui in classifica e, in quel momento, possibile maglia gialla. In faccia a Evans e Sastre, in faccia ad Andy e Frank Schleck, in faccia alle tattiche e alle strategie, in faccia agli ordini di scuderia e di classifica, in faccia alle sudditanze psicologiche. Non ha strappato molto, Alberto: 21″. Ma gli sono serviti per scavalcare Lance e accendere una cicloguerra mondiale.
“Noce”, nel suo piccolo, è un vincente. Nelle categorie giovanili, da dilettante, anche da professionista. Fra l’altro, un Giro di Toscana, un Giro dell’Appennino, la mitica Subida a Urkiola, l’altrettanto prestigiosa tappa della Parigi-Nizza che si conclude sul Mont Faron. “La maglia gialla è il premio più bello che possa capitare a un corridore, anche italiano. E non ci posso ancora credere. Ai piedi dell’ultima salita, quando avevamo ancora 7’ di vantaggio, mi sono detto che sarebbe stato possibile. Più tardi, quando mi hanno detto che Contador aveva scatenato la ’bagarre’, ho tremato. Questo è il mio primo Tour: all’inizio ero in una squadra piccola, che non veniva invitata, da tre anni sono in una squadra francese, i primi due venivo dirottato al Giro e alla Vuelta, stavolta ho chiesto di poter correre qui”.
Rinaldo NocentiniBrice Feillu è una pertica di 1,88 per 67 kg. “Mi considero un buon ’rouleur’ e un buon ’grimpeur’ – spiegava all’inizio della stagione – e spero di poter fare delle belle corse”. Il suo stipendio se l’è guadagnato. “Avevo fatto un numero così già lo scorso anno, da dilettante, sul Ballon d’Alsace – ha detto oggi – e spero di non fermarmi qui”. Intanto, già che c’era, ha conquistato anche la maglia a pois di primo nei gran premi della montagna. Il primo ad abbracciarlo non è stato il fratello Romain, arrivato con il gruppetto dei velocisti a quasi mezz’ora. Ma era lui il più commosso: “Appena mi hanno comunicato via radio che Brice aveva vinto, sono scoppiato a piangere di gioia. E ho pianto fino al traguardo”. Un anno fa Romain aveva indossato la maglia gialla: un solo giorno, eppure eterno.

Tour de France: a Barcellona svetta un norvegese

Doveva essere la giornata di Freire invece è stata quella di . Il norvegese della Cervelo, già maglia verde al Tour tre anni fa, passa per primo sul traguardo di Barcellona in cima al Col du Montjuic e dà al suo team il primo successo nella Grande Boucle.
E’ stata una tappa contrassegnata da una lunga fuga, che ha visto protagonisti Augé, Sylvain Chavanel, Txurruka e David Millar. Proprio il britannico della Garmin si è staccato dai compagni d’avventura a 28 km. dal traguardo. Facendo valere le sue doti di crono-man, Millar ha costretto il gruppo agli straordinari per riprenderlo, arrendendosi solo sulla salita finale, a 1200 m. dal traguardo. La sua ostinazione merita un sincero applauso, per aver aggiunto un po’ di pepe a una tappa che sembrava solo un lungo prologo alla salitella finale.
Complice la pioggia sulla Catalogna e ritmi alti imposti in testa al gruppo nel finale di tappa, diverse sono state le cadute: tra le vittime Boonen e Haussler, tagliati fuori dallo sprint finale, e Denis Menchov, sempre più lontano dai migliori in classifica generale dopo un avvio di Tour in cui alle sue condizioni non brillanti hanno fatto eco diversi episodi sfortunati. La maglia rosa dell’ultimo Giro d’Italia ormai può pensare solo ai successi di tappa.
Dopo tanti giorni di tappe interlocutorie, intervallate solo dalla crono-squadre, ora finalmente si fa sul serio. Primo arrivo in salita, ad Andorra Arcalis: i Pirenei apriranno la bagarre vera, quella per la vittoria finale del Tour 2009.

Tour de France: Voeckler beffa il gruppo

Il ritorno di Thomas Voeckler. Cancellara resta in giallo. Sono queste le due principali notizie della quinta tappa del Tour de France
A Perpignan, dopo una fuga interminabile, vince il francese, che fu maglia gialla nel 2004. Il gruppo paga l’eccessivo immobilismo tra i -25 e i -10 km al traguardo, cedendo la vittoria di tappa al coraggioso Voeckler. Il francese della Bbox Bouygues Telecom stacca i compagni d’avventura a 5 km. dal traguardo e si presenta solo e incredulo sul traguardo di Perpignan. Mastica amaro il favoritissimo Cavendish, solo terzo all’arrivo.
Come detto non cambia nulla nella classifica generale con Cancellara che mantiene la prestigiosa maglia gialla seguito da presso dai due leader dell’Astana: Armstrong e Contador.

Tour de France: Cavendish e Armstrong i protagonisti della 3ª tappa

Vince Lance Armstrong, che si dimostra dominatore incontrastato delle volate, ma la terza frazione del Tour verrà ricordata come quella dell’incidente diplomatico in casa Astana, come il giorno dell’attacco di Lance Armstrong ad Alberto Contador. Una offensiva da consumato stratega, abilmente mascherata da sembrare caso fortuito, sferrata con astuzia e la complicità del vento, costante, trasversale ed insidioso. Ventaglio inevitabile, ed a 30 km dal traguardo, su una tremenda accelerazione del Team Columbia di Cavendish, il fattaccio, la sonnolenza di una frazione di trasferimento che diventa adrenalina..
Gruppo spaccato, la vecchia volpe Armstrong non si fa sorprendere (con lui la maglia gialla Cancellara, sempre leader) e rimane davanti con i fidi Zubeldia e Popovich. Contador è dietro, aria di rottura. Il buon Lance sembra starsene tranquillo, lascia il timone ad altri, poi il gesto che, a metà tra l’agonismo e il pettegolezzo, tutti sperano: arriva l’ordine ai suoi di tirare.
Il resto lo fanno il Team Columbia, davanti al gran completo (gente come Rogers vuole guadagnare anche per la classifica), e la Skil Shimano.
Contador non replica, ed anche per questo si becca 40” di passivo, tradotti in classifica diventano 19 dal rivale texano. Lavorano Liquigas (per Bennati) e Garmin (pro-Farrar). Anche Evans, che teme Armstrong, mette la Silence davanti, ma è tutto inutile. Volata ristretta, combattuta tra Cavendish e un cliente tradizionalmente ‘bruttò in queste circostanze come il norvegese Hushovd. Incertezza solo sulla carta: il fatto che Cavendish arrivi mimando una telefonata, la dice lunga sul reale esito.
Per la cronaca va registrata una fuga di quattro uomini. Drappello con lo spagnolo Ruben Perez (Euskaltel), i francesi Samuel Dumoulin (Cofidis) e Maxime Bouet (Agritubel), l’olandese Koen de Kort (Skil-Shimano).

Tour de France: Cavendish signore dello sprint

Per Mark un anno straordinario, Dall’inizio della stagione non è passato mese senza il timbro del re della velocità: 4 vittorie a febbraio, 2 a marzo, altrettante ad aprile, poi i 3 acuti al Giro d’Italia a maggio, doppio bacio delle miss al Giro della Svizzera a giugno ed ora la vittoria nella prima volata del Tour de France, a Brignoles, 187 km dopo la partenza da Monaco. In tutto fanno 14 successi, con una continuità che fa raddrizzare i nasi storti dopo l’abbandono al Giro in coincidenza con le pendenze più impervie.
Il treno del Team Columbia è di quelli affidabili, evita problemi al proprio capitano. In gruppo c’è nervosismo: molte cadute, l’ultima ai 700 metri dall’arrivo. Una situazione che mette fuori causa parecchia gente, non certo Cavendish, protetto dalla sagoma del fido Renshaw, l’ultimo a lasciargli strada per la stoccata finale. Tyler Farrar sgomita – stavolta in senso metaforico, ricordiamo le spallate reali con Petacchi -, ma con un Cavendish del genere per ora la figura del piazzato. Nella volata, da segnalare anche il quinto posto del giapponese Arashiro: l’obbiettivo, al pari del connazionale Beppu, è finire il Tour, ma se viene qualcosa di meglio non si butta niente.
Giornata serena invece per Fabian Cancellara, che liberato dal gioco degli abbuoni (partiti pro e contro a proposito), deve compiere un’azione di controllo più che altro nella fase centrale. Lo spauracchio maggiore della seconda giornata è il grande caldo: un po’ meno il percorso, con 4 gran premi della montagna di quarta categoria definibili salite solo con notevole sforzo di immaginazione. Dopo una decina di km se ne vanno in quattro: il finlandese Veikkanen, l’olandese Clement, i francesi Dessel e Augé. Centosessanta km di fuga, dai quali il finnico esce con la fiammante maglia a pois degli scalatori, mentre l’orange si gode la maglia gialla, in questo caso solo virtuale, per molti km.
Lavora sodo la Saxo Bank per evitare problemi a Cancellara, mentre tutti i velocisti ‘scommettono” su Mark Cavendish. Non si spiegherebbe altrimenti l’esclusiva dell’inseguimento data al Team Columbia del britannico. Il finale è difficile: curve e strada stretta (le cadute non sono un caso). In precedenza, prova un colpo da finisseur il russo Ignatiev: parte ai 10 km dall’arrivo, qualche volta il giochetto gli è riuscito, stavolta no. Rettilineo: Renshaw lascia Cavendish ai 150 metri, lui ringrazia e di fatto batte Farrar e Feillu per ampio distacco. Ora la Marsiglia-La Grande Motte: la seconda parte del tracciato è un biliardo, sarà Cavendish-bis?
Ordine d’arrivo
1 Mark Cavendish (GBr) Team Columbia – HTC 4:30:02
2 Tyler Farrar (USA) Garmin – Slipstream
3 Romain Feillu (Fra) Agritubel
4 Thor Hushovd (Nor) Cervelo Test Team
5 Yukiya Arashiro (Jpn) BBOX Bouygues Telecom
6 Gerald Ciolek (Ger) Team Milram
7 William Bonnet (Fra) BBOX Bouygues Telecom
8 Nicolas Roche (Irl) AG2R La Mondiale
9 Koen de Kort (Ola) Skil-Shimano
10 Lloyd Mondory (Fra) AG2R La Mondiale